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Gen
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Replica a “pulce-nell-orecchio” su multiculturalismo e cittadinanza liberale

Ben detto “pulce-nell-orecchio”, la questione della cittadinanza liberale è più complessa. Cerco di precisare i termini “democratico”, “liberale” e “cittadinanza” che ho usato in modo un po’ rapido. E poi però vorrei richiamare la distinzione di Rawls (visto che mi ci porti) fra “ragionevole” e “decente”.
Democratico è una forma di governo in cui vige la completa uguaglianza politica di tutti i cittadini. Per questo si fanno le elezioni a suffragio universale. La definizione etimologica di “governo del popolo” indica anche il pericolo incombente sulla democrazia, ovvero quello di essere ostaggio della demagogia, del populismo e di quella che chiamerò “instabilità delle masse”. Per essere cittadino democratico occorre riconoscere che tutti i cittadini hanno uguali diritti civili. Infedeli e donne compresi. Se vieni da un paese che maltratta donne e infedeli allora devi fare un’esplicita ammissione di uguaglianza politica di tutti per essere ammesso.
Liberale lo uso in senso (troppo) ampio: più o meno significa “ragionevole” nel senso di Rawls. Implica che mi impegno a rispettare tutte le persone a prescindere dalle loro opinioni morali, politiche e religiose. Questo però significa che mi impegno a rispettare la libertà di ciascuno e a contribuire all’equa eguaglianza di opportunità. Se professo una opinione che esclude la libertà politica e morale delle persone e agisco in modo da violarla sistematicamente non sono liberale. I comunisti italiani condivisero la stesura della Costituzione Italiana e in questo senso furono “liberali”, cioè non negarono l’autorità dello stato di diritto, la libertà di pensiero, di espressione e così via, che sono scritti in Costituzione.
Cittadinanza è una condizione di assunzione di responsabilità verso una comunità che ha valori precisi, storicamente determinati. Se uno stato è liberale e democratico non posso essere cittadino se nego i valori della democrazia e le libertà fondamentali. In più magari ci sono speciali valori di quel paese (in Italia, per esempio, la solidarietà sociale economica e politica ha un ruolo molto importante in Costituzione). Se sono già cittadino perché ci nasco, ma violo i principi costituzionali vado in prigione o all’esilio (vedi i monarchi dopo l’istituzione della repubblica).
E’ vero che nel rapporto fra paesi diversi è sufficiente che le costituzioni siano “decenti”, perché c’è l’autodeterminazione dei popoli, dice Rawls in “Il diritto dei popoli”. Ma se si vuole avere la protezione delle libertà garantite da una costituzione democratica e liberale non basta essere decenti. Bisogna essere “ragionevoli” nel senso che già emergeva in “Una teoria della giustizia” e che è divenuto chiaro con “Liberalismo politico”. Cioè bisogna riconoscere i principi della giustizia come equità.
Arneson e Pogge la mettono sul piano della globalizzazione: se le ingiustizie nel mondo dipendono da noi abbiamo dei doveri. Ma sono doveri di riparazione, non di attenuazione delle nostre tutele democratiche e liberali. Mi domando talvolta se sia vero che le ingiustizie nel mondo dipendono da noi. Colonialismo a parte (su cui però bisognerebbe fare una riflessione seria), mi pare che lo sviluppo di un popolo (il nostro, per esempio) non sia una colpa e che gran parte dello sviluppo dei popoli occidentali non sia avvenuta a spese o a danno di altri. Ci fu la schiavitù, ci furono le guerre di conquista e c’è una disparità economica che il capitalismo alimenta in parte. Ma non me la sento di dire che se certi paesi non si sviluppano la colpa è solo nostra. E non mi pare che questo comporti che l’Occidente debba ridurre il peso delle esigenze democratiche e liberali. Si deve accogliere e si deve aiutare, ma questa è cosa diversa dal conferire cittadinanza. Anche perché ora il colonialismo e la schiavitù sono finiti e non so quanto sia vero che la colpa del mancato sviluppo di alcuni paesi sia solo delle multinazionali (come siamo abituati a dire).




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