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24
Nov
09

Moralità pubblica?

E’ purtroppo impossibile ignorare la “triste historia” dell’ex Governatore del Lazio. La vicenda è tutta italiana, perciò non vale la pena di scomodare la lingua del Bardo.

Il fatto che tale vicenda sia emersa in un periodo in cui la discussione verteva sulla moralità del premier ha fatto sì che il discorso sia caduto sul rapporto fra moralità e politica. Su questo tema hanno avvertito la necessità di pronunciarsi sia le più alte cariche dello Stato (Presidente della Repubblica in testa), sia le massime autorità della religione cattolica (non solo il Papa, ma anche la CEI – quest’ultima per altro indirettamente coinvolta nel gossip a causa della vicenda Boffo).

Con toni e motivazioni diverse, si è richiamata l’importanza della moralità per la politica (Napolitano: «Ci si schieri liberamente a destra o a sinistra, in politica le cose che contano sono la nobiltà, il senso del limite, anche del ruolo alto e insostituibile della politica, e la dedizione all’interesse generale» http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200911articoli/49428girata.asp)
Ora, se si vuole evitare il moralismo (come è riuscito a fare Napolitano richiamando addirittura il termine “nobiltà”, che Nietzsche usa per indicare ciò che si contrappone a “volgare”, “basso”, “ignobile”, “servile”), l’unico modo di porre la questione riguarda il rapporto fra i comportamenti personali e la funzione pubblica. Poiché un ruolo pubblico richiede di poter esercitare una funzione con il minimo di interferenze possibili rispetto allo scopo della funzione (governare una regione, un paese), l’unica questione morale che riguardi un politico è la sua indipendenza di giudizio e d’azione: ciò che può indurre o costringere a deflettere, nell’esercizio delle sue funzioni pubbliche, dallo scopo proprio di queste ultime è per il politico una minaccia morale. Quindi, porsi nelle condizioni di essere ricattabile o perseguibile o condizionabile rispetto alla propria azione pubblica è come minimo problematico.
Per questo, non è il comportamento giudicato “immorale” in sé che costituisce la “immoralità” del politico: criticare quest’ultimo per il fatto di avere frequentazioni contrarie al costume e chiedere per questo un rendiconto politico è puro moralismo.
Criticabile è semmai il fatto di mettersi in una situazione tale da condizionare pesantemente il proprio operato politico, al di là ovviamente dei normali condizionamenti politici (condizionamenti ideologici, di interesse politico, di rapporti di forza, di reciproca influenza: tutto questo è normale gioco politico). E’ evidente che questo è ciò che è accaduto nel caso del Governatore del Lazio, ma è altrettanto evidente che questo riguarda anche situazioni normalmente giudicate meno imbarazzanti. Gli esempi sarebbero molti e semplici, ma li lascio alle cronache e alla fantasia dei lettori.
Non c’è bisogno di guardare da una serratura per criticare un politico su basi morali. Basta suggerirgli un criterio semplice: un uomo nobile non pretende di restare al comando quando non è più un uomo libero.
 



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