Posts Tagged ‘ethics

29
Mar
10

Stiamo arrivando…

Ci stiamo (io, alex e altri) preparando per una gustosa novità online sui temi etico-politici nonché immmoralistici.

Arriviamo presto, intanto non perdiamoci di vista.

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16
Mar
10

Lo spettatore interiore e lo spettatore reale

Quando siamo soli, tendiamo a sentire in mod0 troppo forte ciò che riguarda noi stessi: tendiamo a sopravvalutare quanto di buono possiamo aver compiuto e le offese che possiamo aver subito; tendiamo a esaltarci troppo per la nostra buona sorte, e ad abbatterci troppo per quella cattiva. Allora ci fa bene conversare con un amico, e ancor più con un estraneo.

L’uomo interiore, l’astratto e ideale spettatore dei nostri sentimenti e della nostra condotta, ha bisogno spesso di essere svegliato e richiamato al suo dovere dalla presenza dello spettatore reale, ed è sempre da quello spettatore, da cui non possiamo aspettarci che la minima simpatia e la minima indulgenza, che con ogni probabilità impareremo la più completa lezione di dominio di noi stessi.

Adam Smith, Teoria dei sentimenti morali (1759), III, 3, 38

Che la ricerca morale personale funzioni così, piuttosto che attraverso la costruzione di teorie generali da cui dedurre il da farsi, è una lezione che tutti i grandi filosofi morali ci hanno impartito. Ma che nessuno ha esposto con la limpidezza di questo passo di Smith.

08
Gen
10

La rivoluzione neuroetica. Forse.

 

Ho curato un numero monografico della rivista Ethics&Politics sulla neuroetica (neuroethics: the issue is in English!). Ci sono vari contributi: in particolare, uno di Neil Levy (autore del miglior libro scritto in argomento fino ad oggi) sul neuromarketing e altri interventi che fanno proposte o analisi critiche delle tesi che nel dibattito vanno per la maggiore.

L’idea guida, espressa nell’introduzione, è che la neuroetica è quasi una rivoluzione. Vediamo perché. Questi studi sull’etica nel cervello (diciamo così) si basano su un nuovo strumento che si è reso disponibile dai primi anni Novanta: la Risonanza Magnetica Funzionale per Immagini (in inglese: fMRI). Questa consente di “vedere” il consumo metabolico delle cellule cerebrali mentre la persona svolge un compito cognitivo (fare calcoli, immaginare, ma anche provare emozioni) o pratico (per esempio, prendere delle decisioni). Ora, se con la fMRI possiamo “vedere” (in realtà vediamo solo il consumo di energia delle cellule attivate) quale area del cervello si attiva quando prendiamo decisioni morali, allora è un po’ come vedere le fasi di Mercurio o i pianeti di Giove con il cannocchiale di Galileo. Abbiamo cioè uno strumento che ci mostra dal vivo cosa succede quando, per esempio, dobbiamo scegliere se azionare uno scambio per deviare un vagone in corsa che ucciderebbe cinque persone ma che, una volta deviato, ne ucciderebbe un’altra (cioè il dilemma noto come Trolley problem, creato da Philippa Foot in un articolo del 1967). Vedere, ad esempio, che le aree che si ritengono legate all’emozione si attivano fortemente in questi casi di decisione problematica è decisamente meglio che soltanto ipotizzare che le emozioni siano coinvolte nella moralità. Quindi, la fMRI è come il cannocchiale.

Non solo: Galileo cercava le fasi di Mercurio e Venere perché aveva accolto la rivoluzione copernicana. Se la terra e gli altri pianeti girano intorno al sole e non viceversa, allora tutti i pianeti hanno fasi (la cosa è più complicata, ma semplifichiamo). Galileo non avrebbe visto ciò che ha visto se non avesse creduto in questa premessa teorica, di guardare a partire dalla centralità del sole e non della terra. Bene. Qualcosa di simile è avvenuto in etica in età moderna: i filosofi, a partire da Cartesio, Hobbes, Spinoza e per finire Kant, hanno smesso di cercare la fondazione dell’etica là fuori, nella natura, e hanno cominciato a guardare nel soggetto. Non la terra (e così il cosmo come ordine esterno all’uomo) ma l’uomo è la sorgente di forza normativa della morale (come la forza di gravità). La morale deriva dal nostro modo di ragionare. Questa è la rivoluzione copernicana in etica. Ora, se usiamo la fMRI per guardare nel cervello pensando che è da lì che viene la forza normativa dei nostri giudizi morali abbiamo un buono strumento per capire (forse!) perché la morale ha autorità. Interessante, no?

Ma l’analogia si ferma qui. Per prima cosa non tutti sono d’accordo che la morale tragga autorità dal soggetto: aristotelici, tomisti e naturalisti di vario genere sono convinti che l’ordine morale sia nella natura o nel suo creatore o nel processo evolutivo. Ancora meno credono che la morale stia “nel cervello”: emozioni, ragioni, argomenti, decisioni non sembrano essere del tutto riducibili a scambi biochimici fra neuroni. Forse. Ma qui importa solo che sappiamo con certezza che il cervello è coinvolto nella morale e che, per questo, sapere che cosa succede lì è comunque importante. Per esempio: una teoria morale che dicesse che le decisioni morali non implicano alcuna emozione riceve un brutto colpo dalla dimostrazione scientifica che quando decidiamo si attivano le aree connesse alle emozioni. In realtà, tutti i filosofi seri hanno sempre riconosciuto che la decisione coinvolge tanto i ragionamenti quanto le emozioni (Aristotele: “la scelta è desiderio che ragiona o intelletto che desidera”), ma il fatto di avere una conferma sperimentale non è indifferente (per una volta, la scienza conferma la filosofia).

Inoltre, la rivoluzione scientifica fu completa solo dopo che Newton scovò un principio unitario (la legge di gravitazione universale) per spiegare tutti i movimenti dei pianeti e perfino del sole stesso (dal sistema newtoniano si può evincere che la nostra galassia non è l’unica esistente). Solo così si può parlare di rivoluzione scientifica: quando tutti i fenomeni noti sono spiegati con un nuovo principio. Ora, niente di simile si può dire per quello strano fenomeno che chiamiamo morale: non disponiamo di una teoria della mente e men che meno di una teoria del soggetto agente che spieghi con un solo principio tutto quel che facciamo .

Questo significa che il lavoro dei filosofi non è affatto finito. Anche se sappiamo di più su cosa succede nel cervello quando decidiamo, ancora non abbiamo idea del perché dovremmo seguire le nostre “inclinazioni” mentali nel fare scelte morali e non sappiamo quali siano le “inclinazioni” giuste, cioè quelle veramente giustificate. Questo è il vero problema dell’autorità della morale: non si tratta di sapere come prendiamo le decisioni, ma quali siano le decisioni meglio giustificate. Non è detto che siano quelle più “razionali” in un senso astratto del termine, perché – per esempio – corrispondere a un’emozione è un’ottima ragione per fare o non fare qualcosa.

Quindi, la neuroetica non è una rivoluzione, ma quasi: forse su questi temi le risposte che ci servono non arriveranno né da nuovi cannocchiali né da scanner più potenti. Possono arrivare solo da ragionamenti più solidi, che però non potranno far finta di non aver visto ciò che il cannocchiale e lo scanner ci mostrano.

07
Gen
10

Back again – il ritorno

Prendere l’abitudine di tenere un blog è come abituarsi a tenere un diario: costanza e una sottile linea di continuità (anche solo i giorni che si susseguono, se recano il medesimo rousseauviano “sentiment de l’existence”). Cosa che qui non mi è finora riuscita: forse manca quella virtù, ma si vuol rimediare. Questo esercizio di “écriture de soi” non mi è molto consono, soprattutto se sfocia nel diarismo o nel saggismo. Tuttavia, questo incostante allenamento mi ha suggerito il tono che vorrei prendere: un libero esercizio di riflessione sui temi dell’etica che circolano nella rete e fuori. A più livelli, ma senza vincoli: notizie, saggi, classici, commenti liberi, divagazioni (anche fuori dal tema, soprattutto se si tratta di musica). Senza ovviamente completezza e soprattutto senza inseguire l’attualità ad ogni costo. In inglese solo quando serve (perché la fonte magari è internazionale).

Non so dire se sia solo un buon proposito di inizio anno. Sappiamo che l’uomo, nonostante le proteste di Nietzsche, non perde la facoltà di dimenticare le sue promesse, anche se la volontà ne sente il peso. Dunque mi ci provo, nuovamente, non senza invocare l’aiuto degli amici (Lamorale, IlNichilista e La pulce nell’orecchio). E comincio subito.




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