Archive for the 'public virtues' Category

16
Feb
10

rousseau profetico (2)

Quando il vizio non sarà più un disonore quali saranno i capi abbastanza scrupolosi da astenersi dal manomettere le pubbliche entrate abbandonate alla loro discrezione, e da non ingannare ben presto se stessi, tentando di confondere i loro vani e scandalosi sprechi con la gloria dello Stato, e i mezzi di estendere la loro autorità con quelli rivolti ad accrescere la sua potenza?

Jean-Jacques Rousseau, Sull’economia politica, in Scritti Politici, a cura di E. Garin, Laterza, Roma-Bari 1997, p. 303

Non posso credere sia stato scritto nel 1755…

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02
Feb
10

Mandeville moralistico

C’è una forma di moralismo che si ammanta di obiettività scientifica, di osservazione spassionata, di disincanto. E in realtà si basa sulla denigrazione sistematica della natura umana, della ragione e dei sentimenti.

Lo sapeva bene Adam Smith, che nella Teoria dei sentimenti morali (l’ultima edizione è del 1790) smaschera abilmente quello che passava (e passa talvolta tuttora) per essere uno spietato “scienziato sociale” degno della miglior stima: Bernard de Mandeville.

La tesi di quest’ultimo (La favola delle api, lo ricordo, è del 1723) era quella secondo cui l’impulso morale, definito come quello per cui uno “si adopera per il bene degli altri o per vincere la proprie passioni” (una definizione piuttosto restrittiva e fuorviante, come minimo), è in realtà la trasformazione utilitaria di impulsi fondamentalmente egoistici , e che la prosperità degli stati in un’economia di mercato dipende precisamente da questi vizi. Con le sue parole:

Ci devono essere orgoglio, lusso e inganno affinchè un popolo possa prosperare

 

Ora, il buon Adam Smith non è un osservatore meno acuto della natura umana e non è sospettabile di essere un ingenuo. Tuttavia, si vede costretto, con la bonomia di uno spettatore imparziale – cioè non risentito, a svelare con leggerezza il trucco e la contraddizione di questi pretesi scienziati sociali:

Quando le nostre riserve verso il piacere non raggiungono la più ascetica astinenza, Mandeville le tratta come lusso e sensualità grossolana. Secondo lui, è lusso tutto quello che supera quanto è strettamente necessario per la conservazione, e per questo vede questo vizio persino nell’uso di abiti puliti, o nell’abitare in una casa dignitosa. Considera sensualità allo stesso modo l’attrazione sensuale tra persone regolarmente sposate e quella gratificata in modo del tutto disdicevole, e deride la temperanza e la castità praticabili a costo di un così piccolo sacrificio quale il matrimonio” (Teoria dei sentimenti morali, VII, 2, 4, 11)

Insomma, il riformatore Mandeville fa impallidire il più rigorista dei gesuiti! E si capisce la simmetria: lo scienziato sociale che si gloria del proprio disincanto ha la stessa concezione dei sentimenti umani del più bieco moralista. Così, quando si grida alla liberazione degli istinti si finisce inevitabilmente a pensare a quelli più bassi e deformi, perché si accetta l’immagine tutta negativa che di questi hanno fatto i repressi e i risentiti. Il teorico del liberismo radicale è in realtà il miglior amico del tradizionalista conservatore: moralismo libertario e moralismo autoritario sono fatti della stessa pasta.

30
Nov
09

Minareti

La Svizzera dice no ai minareti 			  Confronta:

Da: Corriere della sera 30 novembre

La Svizzera dice no ai minareti. A sorpresa, l’iniziativa per il bando dei simboli religiosi musulmani è stata accettata al referendum con il 57% dei voti. In base ai risultati ufficiali, solo quattro dei 26 cantoni che formano la Confederazione hanno respinto la proposta avanzata dal partito della destra populista dell’Udc e della destra cristiana dell’Udf. Data la maggioranza sia degli elettori che dei cantoni, il voto comporterà quindi la modifica dell’articolo 72 della Costituzione, che regola i rapporti fra lo Stato e le confessioni religiose: il divieto della costruzione dei minareti vi verrà inserito come una misura «atta a mantenere la pace fra i membri delle diverse comunità religiose». Il risultato viene considerato dagli analisti come una grande sorpresa, giacché contraddice i sondaggi che davano il «no» al 53%; inoltre, sia il governo che l’opposizione – come le principali comunità religiose – si erano espressi contro l’approvazione del referendum. I musulmani, che sono il 5% della popolazione elvetica, dispongono di circa 200 luoghi di preghiera in Svizzera, ma solo quattro minareti, che non sono usati per il richiamo alla preghiera. Un secondo referendum in votazione chiedeva di bandire le esportazioni di materiale bellico: questa iniziativa è stata però bocciata.

 Afghanistan Statua di Budda 1.jpg  Immagine da: Wikipedia

Testo da: Wikipedia

Nel marzo 2001 i talebani ordinarono la distruzione delle due statue del Buddha scolpite sulle pareti di roccia nella valle di Bamiyan, una alta 38 m e vecchia di 1800 anni, l’altra alta 53 m e vecchia di 1500. L’azione fu condannata dall’UNESCO e da molte nazioni di tutto il mondo, compreso l’Iran.

Lo so che in Svizzera non hanno ordinato di distruggere i minareti esistenti. Non ancora. Aspetto che la Lega lo proponga in Italia.

Noto soltanto che la guerra dei simboli si fa sempre più feroce. E che ogni ferocia ne richiama un’altra.

La ferocia, nei combattimenti, può essere segno di debolezza. Il più forte e nobile è magnanimo e generalmente non umilia l’avversario dopo che lo ha sconfitto. Ma qui le sorti non sono ancora decise.

Vittorio Messori oggi scrive sul Corriere (titolo: “Così si riscoprono le radici cristiane e la nostra cultura”): “Le bianche montagne, le verdi vallate, i laghi azzurri non hanno nulla a che fare con i deserti e le steppe da cui spuntarono i maomettani, tante volte contenuti a suon di spada (e le milizie elvetiche fecero la loro parte) e che ora muovono silenziosamente ma implacabilmente a una nuova conquista, varcando le frontiere spesso in modo abusivo“.

E’ l’essenza della tesi leghista in bocca a un cristiano (ma i leghisti non erano devoti al culto pagano delle divinità celtiche? Vedi una breve cronistoria qui)

Poco più avanti Messori – per non farsi mancare nulla – cita anche Ratzinger (da cardinale), che criticava “l’inspiegabile odio di sé che caratterizza da tempo l’Occidente”. Ecco il tassello che mancava: abbiamo dimenticato, anzi ostracizzato le nostre “radici”, torniamo all’antico! (Quale? I templi romani? Che c’entrano le cattedrali gotiche con le chiese romaniche, per non dire delle chiese arabeggianti di Spagna o della Sagrada Familia a Barcellona? Sono segni di un imbastardimento del culto cristiano? Andrebbero abbattute? Ah, la purezza della religione!).

C’è un gran ressentiment in quest’idea della minaccia esterna. Lo scontro di civiltà e l’orgoglio cristiano-occidentale come riflessi condizionati di una paura atavica. E poco importa che l’Occidente, anche grazie al Cristianesimo, abbia come cifra essenziale proprio la capacità di metabolizzare le differenze, di orientarle al progresso, di operare sintesi vincenti che le altre civiltà (Islam in testa) non sono in grado nemmeno di immaginare. Questa superiore capacità di sintesi dovrebbe essere il nostro orgoglio. La chiusura nelle false sicurezze del proprio passato è piuttosto tipica di chi teme il cambiamento, il divenire, e non ha la forza di dar forma alla novità della propria immagine del mondo. Guardarsi intorno con quella terrorizzata circospezione di chi è aggredito dai lupi non ci fa onore. Dovremmo preferire (come spesso abbiamo fatto) le battaglie in campo aperto ed è per questo che l’integralismo (come il terrorismo) è l’arma dei paria, dei codardi, dei mezzuomini. E’ proprio questo terrore che scatena la guerra fra i popoli. Che si vietino nuovi minareti è esattamente ciò che sperano coloro che hanno organizzato l’attacco alle Torri (forse il più grande esempio di viltà della storia). Non è forse così, amatissimi cugini d’Oltralpe? (fra l’altro: in Canton Ticino hanno votato sì il 68% degli aventi diritto, contro il 57% della media nazionale. Perché?).




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