Archivio per aprile 2010

15
Apr
10

E allora adesso si fa sul serio

Se c’è qualcosa che mi entusiasma io non mollo. Soprattutto se mi sembra che ci sia da condividerne, da farne uso comune, da spartirne (NO, non sto parlando di una canna). Sto parlando della condivisione di contenuti, di idee, di piste di ricerca, di provocazioni. Cioè di un blog, certo, ma di qualcosa di più di un blog personale. Di un blog collettivo.

Siccome il mio lavoro è quella scienza che Adorno chiamava triste e che a me al contrario appare gioiosa, chiamata etica o filosofia morale o filosofia pratica o come vi piace, ho spinto alcuni amici a metter su insieme un blog collettivo di etica e politica. Lo trovate qui

Moralia on the web

Colui che è stato più facile convincere e che è la vera anima tecnica (ma anche contenutistica) dell’inziativa è il buon vecchio (?) Alex, ma se andate a vedere la colonna degli autori ci trovate moltissima gente davvero in gamba.

Nel primo post ho spiegato lo spirito dell’iniziativa, mentre nel secondo  Alex spiega quale tipo di post ci attendiamo e come fare per partecipare, a vari livelli, all’iniziativa (sì, perché oltre a sottocrivere un feed o commentare, potete anche proporvi come autori!).

Nelle prime 9 ore di esistenza on line siamo arrivati a quasi 100 visite!

Questo naturalmente non significa che theimmoralist vada in disarmo o si sciolga nella corrente dei nobili cavalieri di moralia, anzi. Sarà sempre lì, come anche qui, a cercare di tenere in contatto la morale con la vita e a rilanciare le parole che, incontrate per caso o per ricerca, hanno aperto uno spazio di vera libertà al pensiero e all’azione.

Dunque si allarga la compagnia del pensiero attivo. Il che mi pare sintomo di salute, non l’unico in verità, per l’antica nottola di Minerva.

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15
Apr
10

la contraddizione del conservatore

La contraddizione del conservatore è questa, che l’ordinamento che egli oggi vuol conservare come “sacro”, “eterno”, è sorto ieri dal travolgimento rivoluzionario di un altro ordinamento, che allora si presentava con quello stesso alone di sacertà etica che ora pretende di avere questo.

Giulio Preti, Alle origini dell’etica contemporanea, Laterza, Bari 1957, pp. 136-137

Preti è spesso geniale in questo testo, dove per altro fa un’operazione ibrida fra il teoretico e lo storiografico: Smith è citato sparsamente più che analizzato e contestualizzato e serve fondamentalmente a sostenere le tesi dello stesso Preti, che si avvicinano a una peculiare versione di etica fenomenologica (e l’accostamento di Smith con la fenomenologia qui è sistematico).

La frase citata sopra è uno dei tanti gioielli di realismo che ci sono nel testo. Il moralismo del conservatore è precisamente questa mancanza di memoria storica, è la dimenticanza dell’origine, è – per fare solo un esempio fra i molti possibili – l’irrigidimento nella precettistica morale dell’istanza antifarisaica del Vangelo.

In generale, la contraddizione cui va facilmente incontro la morale che si istituzionalizza è quella di convertirsi, proprio per aver dimenticato le proprie fonti vitali, prima in una eticità consolidata, “oggettiva” e perciò statica e poi in una intoccabile “legge di natura”, in un diritto sacro. Tutta la tradizione letteraria e filosofica, a partire ad esempio dal dramma di Antigone, è la riproposizione di questa tensione fra la necessità delle leggi che reggono l’istituzionalità e la incoercibilità del movimento contrario che la vita individuale spesso propone. Si tratta di una tensione che non si può rimuovere (buone leggi e istituzioni sono sempre necessarie) ma che non deve essere occultata nè obliata. Vivere questa tensione senza ridurla a una contraddizione è il nocciolo dell’esperienza morale.

12
Apr
10

il cane dei moralisti

‘Date a un cane un nome ignominioso e impiccatelo’. la natura umana è stata il cane dei moralisti di professione con le conseguenze cui allude il proverbio. La natura umana è stata guardata con sospetto, con paura, con occhi biechi, a volte anche con entusiasmo per le sue possibilità, ma solo ponendo queste ultime in contrasto con la sua realtà. E’ sembrata così maldisposta che il compito della moralità si è fatto consistere nel mondarla e piegarla; ma si pensava che sarebbe stato assai meglio se fosse stato possibile sostituirla con qualcosa d’altro. […] E certo i teologi hanno avuto dell’uomo una concezione più pessimistica che non pagani e laici. […] La morale si occupa in gran parte del dominio sulla natura umana. E quando tentiamo di dominare qualcosa abbiamo un’acuta sensibilità al fatto stesso che esso ci resiste. Per questo forse i moralisti furono indotti a credere la natura umana tanto cattiva, a causa della sua riluttanza ad assoggettarsi al dominio, della sua tendenza a ribellarsi al giogo.

John Dewey, Human Nature and Conduct, New York 1948, pp. 1-3




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