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Gen
10

Divagazioni immoraliste

Bisogna permettere agli uomini di commettere grandi colpe verso se stessi, per evitare un più gran male: la servitù

Chi fosse nato per obbedire, obbedirebbe anche sul trono

 

Quando ci si prende la licenza di abbandonare i sentieri battuti dei Grandi Autori e ci si inoltra in qualche collinosa  provincia fatta di cosiddetti “autori minori”, capita talvolta di incontrare testi di grande bellezza ed eleganza, come castelli feudali  nascosti fra la vegetazione alle pendici di un Monte mille volte già visto, che però dalla nuova posizione prende una luce insolita e assume colori inattesi.

Le frasi riportate all’inizio del post sono di Luc de Clapiers, marchese di Vauvenargues (1715-1747), uno dei meno noti fra i moralisti francesi, ovvero quella lunga e nobile tradizione di pensiero che si può far iniziare all’incirca con Michel de Montaigne e che include autori come La Rochefoucauld, Chamfort, Chateaubriand e si protrae, secondo alcuni, fino al Novecento con scrittori come André Gide e Jean Baudrillard (sull’ultimo, invero, avrei qualche perplessità)=1=.

Il pregio principale delle Réflexions et Maximes di Vauvenargues è la chiarezza unita alla profondità (sorprendente in un uomo che morì a trentadue anni). Sono meno frasi ad effetto che giudizi ponderati: hanno l’armonia di un pensiero levigato, non l’acume di una lingua affilata. Vauvenargues non è cinico come La Rochefoucauld, non è brillante come Voltaire (di cui era grande amico), anche se alcune sue massime strappano il sorriso (“Non si arriva mai a lodare una donna o uno scrittore mediocre quanto si lodano da sé”). E’ uno spirito aristocratico, con il senso della libertà proprio di un animo nobile, che amava meno stupire che essere fedele al vero (“E’ più facile dire cose nuove che mettere d’accordo quelle che furon già dette”; “Quando un pensiero ci si presenta come una profonda scoperta, e noi ci diamo la briga di svilupparlo, troviamo spesso che è una verità di quelle che corron le vie”).

Tornerò di nuovo sui pensieri di questo autore, che teneva insieme passioni e ragioni con un così limpido equilibrio da non aver bisogno di costruire complessi sistemi di psicologia morale.

 Questa volta richiamo solo la scoperta collaterale che ho fatto seguendo le sue tracce. Si tratta del castello di Vauvenargues, residenza avita della famiglia de Clapiers, una località che si trova in Provenza, non molto lontano dal capoluogo, Aix-en-Provence.

Bene: le guide turistiche che citano Vauvenargues (meno di 900 abitanti oggi, non propio una metropoli…) non parlano dei de Clapiers e non ricordano affatto il giovane marchese filosofo, ma raccontano una storia più recente: nel 1958, il castello fu acquistato niente meno che da Pablo Picasso, il quale rimase folgorato non tanto dall’edificio quanto dal fatto che questo si trovasse proprio ai piedi del Montagna Sainte-Victoire: sì quella di Cézanne.

Pare ch , dopo l’acquisto del castello, Picasso abbia detto al suo venditore di aver comprato la Montagna Sainte-Victoire di Cézanne. “Quale versione?” chiese l’amico pensando a un quadro – “Ma l’originale!” rispose Picasso. (Quando si dice che certe battute di spirito bisogna potersele permettere…)

Picasso vi passò solo due anni (il castello sembrava troppo austero e freddo alla moglie) ma non lo vendette mai. Comprò invece un’assolata villa in Costa Azzurra (a Mougins per la precisione) e vi passò la gran parte del tempo, salvo transitare di tanto in tanto per una notte a Vauvenargues mentre era diretto ad Arles o Nîmes a vedere le corride.

Quando Picasso morì (l’8 aprile del 1973, alla bella età di 92 anni) le autorità di Mougins non ne vollero sapere di ospitare il cadavere di un artista perverso, così il corpo fu riportato proprio a Vauvenargues, dove infatti è sepolto. Il castello è ancora di proprietà dei Picasso, ma l’estate scorsa è stato riaperto (per una sola stagione?) da una delle eredi (Catherine Hutin) in occasione delle celebrazioni e mostre che la Provenza ha dedicato al pittore spagnolo.

Ora, considerata la congiunzione geografico-astrale, alla mente curiosa sorgono spontaneamente alcune domande:

  1. Forse anche Luc de Clapiers è sepolto a Vauvenargues, in qualche nascosto anfratto del castello, ma nessuno lo sa? (sembra improbabile, perché morì a Parigi, dove viveva assai poveramente, per di più sfigurato dal vaiolo; ma anche per questo la famiglia potrebbe averlo riportato a casa: un funerale nella capitale costa certamente di più!)
  2. Picasso sapeva di Luc de Clapiers e delle sue Riflessioni e Massime? Avrà cercato mai una traccia del suo ingegno incisa nelle mura del castello? (ho seri dubbi che Picasso ne sapesse alcunché…)
  3. Ci sarà mai mai stato un qualche critico d’arte che, erudito al punto di sapere di Vauvenargues (l’uomo e il luogo), abbia scoperto le segrete influenze dei pensieri del giovane filosofo sul dipinto Donna nuda sdraiata sotto un pino (Femme nue couchée sous un pin, 1959), che fu realizzato nel castello e ancora là si trova? (tutto sommato, data la creatività dei critici, direi che delle tre ipotesi questa è la più probabile …)

=1= Ne parlo un po’ nel mio Elogio dell’immoralista (Bruno Mondadori, Milano 2009), ma il merito di tener viva presso di noi questa tradizione è principalmente di Adriano Marchetti, che ha curato una splendida antologia di questi autori (da Montaigne a Baudrillard, appunto) per i tipi di Rizzoli: Moralisti francesi classici e contemporanei, a cura di A. Marchetti, Rizzoli, Milano 2008.

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1 Response to “Divagazioni immoraliste”


  1. 01/02/2010 alle 10:47

    Spero che il castello di Vauvenargues sia ancora visitabile: lo voglio vedere. Come la montagna di Cézanne. …hai impegni per i week-end di primavera?


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