Archivio per novembre 2009

30
Nov
09

Minareti

La Svizzera dice no ai minareti 			  Confronta:

Da: Corriere della sera 30 novembre

La Svizzera dice no ai minareti. A sorpresa, l’iniziativa per il bando dei simboli religiosi musulmani è stata accettata al referendum con il 57% dei voti. In base ai risultati ufficiali, solo quattro dei 26 cantoni che formano la Confederazione hanno respinto la proposta avanzata dal partito della destra populista dell’Udc e della destra cristiana dell’Udf. Data la maggioranza sia degli elettori che dei cantoni, il voto comporterà quindi la modifica dell’articolo 72 della Costituzione, che regola i rapporti fra lo Stato e le confessioni religiose: il divieto della costruzione dei minareti vi verrà inserito come una misura «atta a mantenere la pace fra i membri delle diverse comunità religiose». Il risultato viene considerato dagli analisti come una grande sorpresa, giacché contraddice i sondaggi che davano il «no» al 53%; inoltre, sia il governo che l’opposizione – come le principali comunità religiose – si erano espressi contro l’approvazione del referendum. I musulmani, che sono il 5% della popolazione elvetica, dispongono di circa 200 luoghi di preghiera in Svizzera, ma solo quattro minareti, che non sono usati per il richiamo alla preghiera. Un secondo referendum in votazione chiedeva di bandire le esportazioni di materiale bellico: questa iniziativa è stata però bocciata.

 Afghanistan Statua di Budda 1.jpg  Immagine da: Wikipedia

Testo da: Wikipedia

Nel marzo 2001 i talebani ordinarono la distruzione delle due statue del Buddha scolpite sulle pareti di roccia nella valle di Bamiyan, una alta 38 m e vecchia di 1800 anni, l’altra alta 53 m e vecchia di 1500. L’azione fu condannata dall’UNESCO e da molte nazioni di tutto il mondo, compreso l’Iran.

Lo so che in Svizzera non hanno ordinato di distruggere i minareti esistenti. Non ancora. Aspetto che la Lega lo proponga in Italia.

Noto soltanto che la guerra dei simboli si fa sempre più feroce. E che ogni ferocia ne richiama un’altra.

La ferocia, nei combattimenti, può essere segno di debolezza. Il più forte e nobile è magnanimo e generalmente non umilia l’avversario dopo che lo ha sconfitto. Ma qui le sorti non sono ancora decise.

Vittorio Messori oggi scrive sul Corriere (titolo: “Così si riscoprono le radici cristiane e la nostra cultura”): “Le bianche montagne, le verdi vallate, i laghi azzurri non hanno nulla a che fare con i deserti e le steppe da cui spuntarono i maomettani, tante volte contenuti a suon di spada (e le milizie elvetiche fecero la loro parte) e che ora muovono silenziosamente ma implacabilmente a una nuova conquista, varcando le frontiere spesso in modo abusivo“.

E’ l’essenza della tesi leghista in bocca a un cristiano (ma i leghisti non erano devoti al culto pagano delle divinità celtiche? Vedi una breve cronistoria qui)

Poco più avanti Messori – per non farsi mancare nulla – cita anche Ratzinger (da cardinale), che criticava “l’inspiegabile odio di sé che caratterizza da tempo l’Occidente”. Ecco il tassello che mancava: abbiamo dimenticato, anzi ostracizzato le nostre “radici”, torniamo all’antico! (Quale? I templi romani? Che c’entrano le cattedrali gotiche con le chiese romaniche, per non dire delle chiese arabeggianti di Spagna o della Sagrada Familia a Barcellona? Sono segni di un imbastardimento del culto cristiano? Andrebbero abbattute? Ah, la purezza della religione!).

C’è un gran ressentiment in quest’idea della minaccia esterna. Lo scontro di civiltà e l’orgoglio cristiano-occidentale come riflessi condizionati di una paura atavica. E poco importa che l’Occidente, anche grazie al Cristianesimo, abbia come cifra essenziale proprio la capacità di metabolizzare le differenze, di orientarle al progresso, di operare sintesi vincenti che le altre civiltà (Islam in testa) non sono in grado nemmeno di immaginare. Questa superiore capacità di sintesi dovrebbe essere il nostro orgoglio. La chiusura nelle false sicurezze del proprio passato è piuttosto tipica di chi teme il cambiamento, il divenire, e non ha la forza di dar forma alla novità della propria immagine del mondo. Guardarsi intorno con quella terrorizzata circospezione di chi è aggredito dai lupi non ci fa onore. Dovremmo preferire (come spesso abbiamo fatto) le battaglie in campo aperto ed è per questo che l’integralismo (come il terrorismo) è l’arma dei paria, dei codardi, dei mezzuomini. E’ proprio questo terrore che scatena la guerra fra i popoli. Che si vietino nuovi minareti è esattamente ciò che sperano coloro che hanno organizzato l’attacco alle Torri (forse il più grande esempio di viltà della storia). Non è forse così, amatissimi cugini d’Oltralpe? (fra l’altro: in Canton Ticino hanno votato sì il 68% degli aventi diritto, contro il 57% della media nazionale. Perché?).

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27
Nov
09

Lighter sentence for murder with “bad brains” (and genes)



Published online 30 October 2009 | Nature | doi:10.1038/news.2009.1050

News

Lighter sentence for murderer with ‘bad genes’
Italian court reduces jail term after tests identify genes linked to violent behaviour.

Emiliano Feresin

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An Italian court has cut the sentence given to a convicted murderer by a year because he has genes linked to violent behaviour — the first time that behavioural genetics has affected a sentence passed by a European court. But researchers contacted by Nature have questioned whether the decision was based on sound science.

The interesting thing about the sentence is that not only genetics was used but the clue that induced the lawyers to ask for genetic diagnosis came from fMRI scans indicating abnormalities in brain-imaging . this is neuroethics at work…

24
Nov
09

Moralità pubblica?

E’ purtroppo impossibile ignorare la “triste historia” dell’ex Governatore del Lazio. La vicenda è tutta italiana, perciò non vale la pena di scomodare la lingua del Bardo.

Il fatto che tale vicenda sia emersa in un periodo in cui la discussione verteva sulla moralità del premier ha fatto sì che il discorso sia caduto sul rapporto fra moralità e politica. Su questo tema hanno avvertito la necessità di pronunciarsi sia le più alte cariche dello Stato (Presidente della Repubblica in testa), sia le massime autorità della religione cattolica (non solo il Papa, ma anche la CEI – quest’ultima per altro indirettamente coinvolta nel gossip a causa della vicenda Boffo).

Con toni e motivazioni diverse, si è richiamata l’importanza della moralità per la politica (Napolitano: «Ci si schieri liberamente a destra o a sinistra, in politica le cose che contano sono la nobiltà, il senso del limite, anche del ruolo alto e insostituibile della politica, e la dedizione all’interesse generale» http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200911articoli/49428girata.asp)
Ora, se si vuole evitare il moralismo (come è riuscito a fare Napolitano richiamando addirittura il termine “nobiltà”, che Nietzsche usa per indicare ciò che si contrappone a “volgare”, “basso”, “ignobile”, “servile”), l’unico modo di porre la questione riguarda il rapporto fra i comportamenti personali e la funzione pubblica. Poiché un ruolo pubblico richiede di poter esercitare una funzione con il minimo di interferenze possibili rispetto allo scopo della funzione (governare una regione, un paese), l’unica questione morale che riguardi un politico è la sua indipendenza di giudizio e d’azione: ciò che può indurre o costringere a deflettere, nell’esercizio delle sue funzioni pubbliche, dallo scopo proprio di queste ultime è per il politico una minaccia morale. Quindi, porsi nelle condizioni di essere ricattabile o perseguibile o condizionabile rispetto alla propria azione pubblica è come minimo problematico.
Per questo, non è il comportamento giudicato “immorale” in sé che costituisce la “immoralità” del politico: criticare quest’ultimo per il fatto di avere frequentazioni contrarie al costume e chiedere per questo un rendiconto politico è puro moralismo.
Criticabile è semmai il fatto di mettersi in una situazione tale da condizionare pesantemente il proprio operato politico, al di là ovviamente dei normali condizionamenti politici (condizionamenti ideologici, di interesse politico, di rapporti di forza, di reciproca influenza: tutto questo è normale gioco politico). E’ evidente che questo è ciò che è accaduto nel caso del Governatore del Lazio, ma è altrettanto evidente che questo riguarda anche situazioni normalmente giudicate meno imbarazzanti. Gli esempi sarebbero molti e semplici, ma li lascio alle cronache e alla fantasia dei lettori.
Non c’è bisogno di guardare da una serratura per criticare un politico su basi morali. Basta suggerirgli un criterio semplice: un uomo nobile non pretende di restare al comando quando non è più un uomo libero.
 
23
Nov
09

About Moralism and Immoralism

To start with, I would like to suggest why an immoralist’s blog can be useful. Very shortly, the idea is that there is a tradition, in the course of the history of Western culture and in particular in the history of moral philosophy, of a kind of critique of morality which is a healthy refusal of its degeneration into moralism.

Now, moralism can be characterized as an attitude, in a strict sense of the term. One takes an “attitude” or even “poses” as a moralist, i.e. one takes as her fundamental stance a certain way of looking at the practical world and first of all of formulating a judgment about it “from the moral point of view”. Posing as a moral onlooker gives the advantage of considering oneself as immune from the faults that can be seen in others and of using moral criteria with full rigour and strenght, in order to have a firm position on the various issues of morality, society and politics.

Now, immoralism can be defined as the attempt to unmask the hypocrisy of this stance. The first virtue of an immoralist is honesty, in the form of what the Stoics called “parrhesia”, i.e. speaking frankly, especially when someone is posing as a judge and pretending to be morally superior.

So, what I would like to do here is to look at some examples of the moralist attitude in public discourse as well as in the literature and the philosophical tradition. At the same time I would like to highlight, now and then, examples of what I call the immoralist attitude and to trace a kind of immoralist tradition in the history of thought. The contrast between the two might be astonishing, sometimes.

Comments and clues are welcome!

12
Nov
09

A sentence

There is no other way left to put philosophy back to honors:

we should first of all hang up the moralists.

F. Nietzsche, Posthumous Fragments, 23 [3], § 2

12
Nov
09

Hello world!

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